“FIATO D’ARTISTA”
Dieci anni a Piazza del Popolo

Casa Editrice :Sellerio editore Palermo
Edizione 2001
“Questa
è la storia di un gruppo di ragazzi,di artisti formatisi a Roma ,tra il 1958 e
il 1968.
Autodidatti o diplomati al Liceo Artistico ,sognavano di essere pittori o
attori. Alcuni di loro sono morti giovani ,in una consapevole autodistruzione.
Centauri romantici ,in una cultura massificante nell’Italia del boom ,tra
La storia è narrata da una “ragazza” che stava con loro,muoveva i primi passi
nel mondo del cinema ,e seguiva la loro evoluzione . La vicenda si interrompe
con la mutazione del ’68,la morte di Pino Pascali,e
il prorompere di una coscienza più ampia nel loro percorso individuale.
È la testimonianza di una passione ,e l’affresco di una parte minore ,ma
significativa , della cultura italiana.
Quelli della cosiddetta Scuola Romana che sono vivi,e hanno raggiunto la
maturità ,hanno avuto percorsi diversi.
Ma il decennio di Piazza del Popolo ,rimane un momento irripetibile nella
storia della pittura ,del cinema ,e della televisione.
“FIATO
D’ARTISTA” è il titolo di un’opera di Piero Manzoni
,morto nel 1963 ,all’età di trent’anni :fiato,immesso in un palloncino.
PAOLA PITAGORA
NOTA
DI ANGELO GUGLIELMI:
Ho
più di un motivo per apprezzare questo piccolo romanzo di Paola Pitagora
.Intanto è un libro di memorie e io da tempo vado dicendo che la narrativa
memoriale è (almeno per oggi) più credibile della narrativa di invenzione
perchè racconta storie che nascono già con una garanzia di verità senza doverla
aspettare dall’intervento del narratore.
Certo rimane il problema dello stile e non ignoriamo che si tratta di un
problema,anzi di una soluzione che non sta nel bello scrivere ma piuttosto
nella capacità di ascoltare le vibrazioni interne e profonde della materia
(della storia) oggetto di racconto.
Ma se la storia che si vuole raccontare ha già di per sé una innegabile
autenticità (in quanto già vissuta),una drammaticità e esemplarità
indiscutibili ,una implicita forza di persuasione (se no perché
raccontarla)allora l’ascolto è più
facile e all’autore è solo chiesto un buon orecchio.
E anche se quell’orecchio non è tanto buono pazienza!Quelle storie continuano a
parlare e allora siamo noi lettori a dar loro (ad esse) lo stile di cui siamo
capaci,a trasformarle in immagini della nostra fantasia.
Il secondo motivo è che Paola racconta gli anni Sessanta cioè gli anni più
significativi della seconda metà del secolo (appena concluso). Abbiamo detto
più di una volta che la creatività di un secolo non si spalma con regolarità
lungo tutti gli anni del suo trascorrere ma si raggruma (si raccoglie in alcuni
picchi che per il Novecento sono stati gli anni Dieci ,gli anni Trenta e gli
anni Sessanta.
Il decennio 1958/1968 è stato –ormai è storia fin troppo nota-in
Italia e altrove un periodo di grande rivoluzione e profondo rivolgimento dell’essere
del pensiero ,dell’essere delle arti,del costume e –seppure con effetti che si
sarebbero manifestati nel tempo- dell’essere della politica.
L’immaginazione dell’uomo uscito dalla guerra si stava appannando (la
guerra,con il suo carico di inaudite sofferenze ma anche di abnegazione e di
impegno etico ,diventava una memoria lontana);la ricostruzione aveva proceduto
a grandi passi rovesciando benessere e ( apparenti) ricchezze anche sui meno
abbienti che se si sentivano così risarciti delle sofferenze patite vedevano
anche minata la loro capacità di resistere alle seduzioni più facili .
Ha inizio una società edonistica e immemore che smarrisce anzi consuma i
sostegni morali ed intellettuali (ormai inservibili) cui fino allora si era
appoggiata .Si impone la necessità di ricercare nuovi valori e una nuova
prospettiva finale in cui credere.
I momenti di ricerca sono straordinari :disordinati ed energetici,trascorrono
tra illusioni e speranze ,distruzioni e ritrovamenti . E così furono gli anni
Sessanta per i givani pittori ,poeti,musicisti che
proprio in quegli anni si affacciavano alla vita e la trovavano ricca,infinita
,desiderante,impossibile.
Tutto ciò che li aveva preceduti sembrava decaduto :così i pittori rinunciano
alla figuratività ma anche all’astrattismo ,i poeti
ai significati ,i musicisti all’armonia. Sentono che è in arrivo un nuovo mondo
fatto di libertà e di trasgressione :la verità della vita è viverla infrangendo
ogni limite. L’arte è un’avventura (intellettuale e d’immaginazione )che non
sopporta nessun arrivo (nessuna chiusura):la tela che fin là andava riempita di
oggetti e di coloro ora,come un cassetto pieno,va rovesciata e quel che
contiene disperso nello spazio.
Erano più o meno questi i riferimenti di poetica di Piero Manzoni
o di Pino Pascali. Si trattava di una furia vitale di
inaudita violenza,che trovava i suoi accenti affermativi nella distruzione ,le
sue manifestazioni positive nella cancellazione .
Poi arrivò il ’68 e quella furia ,che fino allora aveva animato e scosso l’impegno
degli artisti ,s’impossesso di tutta la società ; dalla sovrastruttura del
linguaggio si trasferì nella struttura della prassi minacciando la stabilità e
l’ipocrisia del potere che allora reagì con misure di repressione e scelte di
ritorno al passato. E qui gli artisti si accorsero di aver perduto ma che
incassare la sconfitta era valsa la pena giacchè da
allora l’arte e la vita non sarebbero più state le stesse.
Il terzo motivo dell’eccellenza del racconto di Paola Pitagora è nella
particolarità felice della sua struttura compositiva.
Nel racconto infatti confluiscono materiali di scrittura diversa che accostati
l’uno all’altro (anzi sapientemente intrecciandosi) conferiscono spessore alla
narrazione arricchendola ,come una sfera che rotolando cambia colore ,di punti
di vista e piani espressivi multiformi ed integrati . Al centro del racconto
,anzi come scheletro portante ,vi sono le lettere che Paola e il pittore Renato
Mambor si scambiarono nel corso del loro rapporto
affettivo e d’amore.
Lei allora aveva sedici anni e lui ventidue ,vivevano a Roma (la città italiana
più aperta alle sperimentazioni esistenziali) e,cuori sensibili e menti sveglie
,cercavano nel rapporto che li legava prima
Ancora che la conoscenza di se stessi la scoperta della realtà che avevano
intorno ,dell’arte che amavano (lui la pittura,lei la recitazione),del futuro
che incombeva della loro possibile maturità.A
cementare le lettere le une alle altre vi sono commenti e le descrizioni di lei
(dell’autrice) che riflettono (e fotografano)con affettuosa partecipazione la
tumultuosa vita dei giovani artisti romani che di quegli anni spericolati e
incuranti ,felici e maledetti ,dallo stesso Mambor, a
Schifano,Kounellis,Angeli, Tano Festa,Tacchi ,Ceroli ,Pistoletto,Pascali,Fioroni,ecc.ecc.,tutti ,ora insieme ora singolarmente ,impegnati a
costruire nuove favole visive che si sconcertavano per l’arditezza formale
seducevano per ciò che nascondevano fra le righe. A sostegno di questa
fotografia ,e a conferma della precisione dei tratti incisi ,intervengono qui e
lì ,le parole dei critici (allora operanti),dei poeti compagni di strada ,del
pubblico che,accorrendo alla Galleria
Il quarto e ultimo merito del sorprendente racconto della Pitagora è di essere
riuscita a dare un quadro articolato e autorevole dei dieci anni più esaltanti
della cultura artistica romana attraverso il resoconto di una storia d’amore
(per sé intima e privatissima).
Più spesso capita che l’irruzione nel privato indebolisce e oscura la
credibilità del quadro. Qui no.
È che ci troviamo di fronte a una straordinaria storia d’amore in cui i
trasporti,ritegni,dedizioni e rifiuti ,abbandoni e riprese non ripetono il
tradizionale corso delle storie del genere ma imitano i movimenti
incomprensibili e misteriosi dell’accadere della vita.
ANGELO GUGLIELMI
ALCUNI TESTI DAL LIBRO:

“è
bello ritrovare questo diario dopo le euforie del
capodanno. Troppo poco spesso ci ricordiamo di essere nell’anno 1960.
Evidentemente non è importante ,ma un certo fascino ce l’ha.
La vita per noi è cambiata ,io vado a scuola tutti i giorni ,sto in un ambiente
nuovo. Ed ecco le naturali problematiche ,abituata com’ero, a pensare con la
tua visione.
Ma non poteva continuare perché ho voluto fare l’attrice ,e mi trovo a” sgrugnarmi “,come dici tu. E scopro di essermi troppo
abbandonata alla tua forza.
Adesso mi sembra di aver vissuto come in un sogno per tutto questo tempo . Tu
mi hai dato tutto,la tua poetica,la tua morale,io l’ho accettata perché ti
amavo e perché mi sembrava l’unica giusta.
Spesso il contatto con gli altri mi spiazzava e tu correvi a proteggermi con la
tua intelligenza. Ecco perché questo è un momento cruciale :non poteva
continuare così.
Io ho delle ambizioni ben precise,e il lavoro,la vita ,mi porteranno lontano da
te.
Amo le cose difficili ,senza saperlo,e l’idea che fra dieci anni ,se avrò
ancora questo amore,lo avrò meritato attraverso la tagliola e il fuoco della
vita, rende tutto più importante.
E mi ti fa amare di più.
Paola”

“ Oggi è un giorno dopo.Ma non conta né oggi ,né domani:conta
ieri e forse chissà quando.Ero tornato bambino passando davanti all’oratorio di
San Giuseppe ,forse tre anni fa. Entrai in chiesa e pregai ,e chiesi alla
Madonna di farmi rimanere sempre onesto e buono . Perché in me sentivo
sviluppate le forze del bene e del male ,e decisi di fare il buono .
Perché in me sentivo sviluppate le forze del bene e del male,e decisi di fare
il buono,sicuro che un giorno sarei stato premiato. E infatti lo sono ,perché
ho te ,e credimi se ti dico che ti ho sempre aspettato fin da bambino :ti
ricordi ,un giorno ti portai a casa mia quella vecchia,e ci affacciammo alla
finestra.
Io su quella finestra tante volte guardando di fuori sognavo te ,domani ti ci
voglio portare. Piano piano capirai cosa vuol dire
“alla ricerca del tempo perduto”.
Renato”